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Al di là del baratro - recensioni

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Recensione di Viviana su Leggere un bel libro.it

 “Al di là del baratro” è un libro che penetra nelle profondità dell'animo umano, fra cocenti delusioni e insperate rinascite, in un mondo del lavoro che presenta tutte le sue contraddizioni e spesso il suo squallore, dominato da soprusi e prevaricazioni di fronte ai quali l'uomo mostra il meglio e il peggio di sé.

Il protagonista, Eugenio Finzi, disoccupato da otto mesi, dopo un incontro casuale con un suo ex collega, riesce a fare un colloquio nell'azienda dove questi è dipendente e ad essere assunto. É il primo passo per uscire dal suo stato di prostrazione; la sua gioia è immensa, ma viene subito frustrata da losche vicende. Si rende ben presto conto che quell'azienda è insana dalle fondamenta. Inizialmente vorrebbe adeguarsi, tant'è che l'ambiente circostante fa di tutto per assuefarlo alle sue regole, ma le scoperte continue di gravi irregolarità e dell'ombra della riduzione in schiavitù, che lui stesso scoprirà, lo renderanno sempre più refrattario all'acquiescenza. 

Gli scontri con l'ambiente in cui è immerso sono continui e aspri. Con un suo vecchio e fraterno amico d'infanzia (uno degli snodi del racconto), che ritrova quale socio dell'azienda che l'ha assunto e con il quale intrattiene un breve ma burrascoso rapporto, fatto di intensi tuffi nel passato e di ritorni a un presente amaro quanto imprevedibile. Con il suo collega, Biagio, un altro dei personaggi importanti del racconto, da cui ottiene fedeltà ed amicizia, dopo aspri diverbi al limite della rottura e, soprattutto, dopo una sua confessione indotta, grazie alla quale ha la conferma di quanto sospettava fortemente. Con l'altra socia dell'azienda, la “Marescialla”, così chiamata per i suoi modi freddi e severi, con i quali copriva e avallava scelte illegali e teneva sotto sferzante disciplina i propri dipendenti. Infine si scontra con colui che, all'inizio del racconto, gli ha consentito di entrare in azienda: la sorpresa forse più amara, perché lo scopre in una veste incredibile e agghiacciante.

Lotta strenuamente con l'incubo del ritorno alla disoccupazione, che incombe e che gli si prospetta molte volte; ma non è dal suo vecchio amico fraterno, dalla “Marescialla” o dal suo ex-collega, grazie al quale ha ritrovato il lavoro, che subirà la più dura e tremenda lezione di vita; sarà invece proprio colei che l'ha aiutato per buona parte della sua ascesa in azienda, fino a fargli raggiungere inaspettatamente il vertice gerarchico, a insegnargli quanto sia a volte apparente il gesto altrui e quanto sia lontano dalla verità ciò che sembra ad essa così vicino e, per questo, limpido.

Questo è uno dei punti chiave del libro, al quale è dedicato un intero capitolo, il penultimo, ben sintetizzato dalla frase in quarta pagina: “il sogno è quel desiderio supremo che, a prescindere dal suo inverarsi, non ha ancora incontrato la realtà”. Ed è, infine, la metafora del potere: esso NON è visibile, va al di là della percezione comune, spesso si presenta come bene apparente, cioè sotto mentite spoglie, e la sua mimesi è tale che si adatta alla realtà per mutarla e colpire.

Il sogno non si dissolve ma la realtà lo attenua, fino a fargli perdere i caratteri dell'illusione e acquisire i contorni della realtà.

   

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