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Al di là del baratro - recensioni

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Recensione di Mirella Morelli su Cultura al femminile

Al di là del baratro di Giuseppe Pellegrino

Recensione di Mirella Morelli

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Nome libro: Al di là del baratro
Autore: Giuseppe Pellegrino
Genere: letteratura e narrativa
Editore: Runa Editrice
Data edizione: novembre 2015
Pagine: 263

“Al di là del baratro” di Giuseppe Pellegrino è il libro che porta a conclusione la cosiddetta “trilogia della metamorfosi”, iniziata nel 2008 con “Nemesi” e seguita da “Oltre ogni apparenza”.
In essa viene sviluppata un’idea che mi ha molto intrigato, e cioè che all’origine del mutamento radicale nella nostra esistenza c’è un evento casuale.

Sono sempre stata affascinata dalle teorie sulla casualità.

Ne ho letto dunque la sinossi e ho iniziato a ragionare sulla casualità drammatica al centro del libro: la perdita del lavoro.
Un evento simile ha la capacità di piombare come una mannaia sulla nostra esistenza, stravolgendola, condizionandoci, impedendo qualsiasi prospettiva futura.
Chi non ha vissuto in prima persona questo dramma ne avrà comunque sofferto per un familiare, un amico, un caro vicino di casa.
Così dannatamente diffuso, come problema.

La mannaia che da otto mesi si è abbattuta sul collo di Eugenio Finzi, il protagonista di “Al di là del baratro”, in qualche maniera è un evento casuale che ha attraversato anche la mia, e forse la vostra esistenza.
Ho iniziato a leggere il libro per scoprire esperienze comuni e, perché no, trovare conforto.
Quasi una storia per non sentirsi soli.

Ve lo dico subito, “Al di là del baratro” ha mantenuto tutte queste ma anche altre promesse: ho incontrato infatti un libro stupefacente per la sua forza, il suo rigore morale e la sua energia risolutiva.

Dunque chi si aspettava un libro “piagnone” rimarrà deluso: solo en passant il protagonista è raccontato nel suo stato di prostrazione di disoccupato: immediatamente dopo, complice l’inizio quasi miracoloso di un nuovo lavoro, comincia la sua epopea: Eugenio Finzi ci mostra il miracolo di una non rassegnazione, e di una non assuefazione al marcio, dando avvio alla ribellione verso la corruzione. Dimostra, poiché ne è naturalmente e intimamente convinto, che un altro modo di lavorare è possibile. Non è un eroe: è semplicemente un uomo in rinascita.

Il lavoro nella nuova azienda rivelatasi malsana dà avvio a molteplici inquietudini ma anziché soccombere come già i suoi colleghi, Eugenio stravolge ogni ruolo, ribaltandoli.
Il suo bisogno di onestà è talmente forte che nonostante conosca l’inferno della disoccupazione non esita a rischiarlo di nuovo pur di mantener fede al suo rigore morale.
La sua volontà di non arrendersi al male di cui è testimone, il suo bisogno di denuncia diventano esempio e sprone per gli altri colleghi, ingenerando la convinzione che insieme tutto è possibile: anche cambiare le sorti del domani.
Si fa così artefice e non più vittima del proprio e dell’altrui destino.

Personaggio volitivo e carismatico, Eugenio Finzi, pur tuttavia mai visionario. Ha i piedi ben piantati nella realtà, e voglia di lavorare facendolo nel modo migliore: senza perdere mai di vista i bisogni dei colleghi né i loro timori, sentendoli in sé con la stessa impellenza che se fossero propri.

Ovviamente la sua moralità è proprio quel che il nemico sfacciatamente disprezza.
Ecco le parole che gli vengono dette a fine libro:

“…io sono fatta per gestire il potere, anche nell’ombra, non per condividerlo, né per far entrare i semplici operai nel cuore delle decisioni aziendali. Troppi problemi, che lei, col carattere garibaldino e da eroe donchisciottesco, avrebbe ingigantito.”

Un garibaldino che si infiamma per i propri valori e per la propria moralità, questo certamente Eugenio Finzi lo è.  Ma non un illuso. È soltanto il nemico, preda della propria malvagità, a vederlo come un povero Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento.

Assistiamo insomma a due visuali di esistenza che si scontrano, al dualismo fra il Bene e il Male, ma soprattutto alle mille sfaccettature e ai mille inganni di cui si può essere vittima nella ricerca del primo, nella lotta al secondo:

“Meno il male è evidente e più è distruttivo. E poi, cos’è il male, se non il manifestarsi delle nostre ambizioni?”

“Si ricordi, Finzi… io sono il diavolo che si traveste da angelo, la donna angelica che si trasforma in lucifero… sono quel bene che tutti vogliono vedere, il sorriso di una malvagia matrigna, il cullare dolce di acque tranquille che improvvisamente s’increspano fino a diventare spaventose onde. Sono il male che non si vede e che c’è, nascosto nell’apparente bene dell’inganno.” 

Al contrario di Don Chisciotte il nostro protagonista è ben consapevole dei tranelli e delle brutture presenti nell’animo umano. Incontrandoli, li combatte.  E allorquando non ce la fa a sconfiggerli impara da essi, servendosene per fortificarsi:

“Dovevo ricordarmi di lui, dei suoi ultimi atti, fino a dissolvere il volto luciferino di quella donna nel volo maestoso di un’araba fenice. Rinascere dalle ceneri, come sempre avevo fatto.

Questo e molto altro è il romanzo “Al di là del baratro”: è anche un bel quadro familiare e un racconto del sentimento di amicizia, per esempio.
Così come è anche una lettura piacevolissima, grazie allo stile impeccabile, descrittivo e analitico dell’aurore.

Ma ho voluto mettere l’accento sul valore morale, e sulla capacità di reazione individuale, perché sono uscita dalla lettura di questo libro come da un bagno di fiducia, con un sorriso.

Mi piacerebbe metterlo a simbolo di un 1° Maggio che si avvicina.

 E senza alcuna retorica, con molta determinazione, farne il mio personale augurio per una Festa dei Lavoratori combattiva, energizzante e soprattutto fiduciosa.

 

Al di là del baratro, di Giuseppe Pellegrino, Runa Editrice – 2015

   

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