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La Stagione del Ritorno - recensioni

 


Recensione di Violaliena - Comitato di Lettura del Writer's Dream

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La stagione del Ritorno

Angela di Bartolo

Runa Editrice

 

La stagione del Ritorno è un romanzo fantasy di stampo classico in cui la trama si snoda sull’eterna lotta tra bene e male.

Il male in questo caso s’incarna nella presenza manipolatrice di Wormor, che alimenta l’avidità di tutti i personaggi oscuri e guida le loro scelte più atroci. Gli iniziali malintesi sfociano in una guerra distruttiva  e in un crescendo di crudeltà perchèil perfido  Wormor si nutre degli orrori  e aberrazioni generati dalla sete di potere e  dalle azioni malvagie. Tutti gli uomini dai re ai soldati non sono che pedine da lui trascinate in un gioco spietato che mira all’annientamento del mondo conosciuto e al trionfo dell’oscurità.

Apparentemente lo scontro si genera  tra la repubblica liriana e il  regno di Galenia, ma la questione iniziale si complica nutrendosi di tradimenti, opportunismi e prevaricazioni. La guerra infine divampa e l’unica salvezza del mondo è riposta del ritrovamento di un antico artefatto elfico: Selenit. Questo  fiore in filigrana è un simbolo di pace e giustizia, incarna la speranza nella lotta contro il male e l’oscurità che rischiano di inglobare ogni cosa.

Il cammino verso la rinascita è lungo e complesso perché la salvezza va ricercata tra le memorie del passato, in un difficile viaggio nel tempo e oltre che nei vari paesi, dentro mondi perduti di cui si è smarrito finanche il ricordo.  

La trama del romanzo è ricca, non scivola mai nella banalità  e nel troppo lineare perchè eventi imprevisti rimescolano spesso le situazioni e tengono sempre viva la tensione. Resta avvincente, non ci sono momenti di noia, si dividono ansie e paure dei personaggi, ci si rilassa nei loro momenti di riposo e si dividono i loro trionfi.

La cura nella costruzione del mondo fantastico è estrema, questo risulta credibile e ricco di leggende, storie e tradizioni.

I numerosi  scenari attraversati hanno un tocco  fiabesco restando  al tempo stesso verosimili.

Quello descritto è un mondo di tipo medioevale, con castelli, città villaggi, campagne, foreste e mari lungo i quali  si svolgono le vicende del romanzo.

Il racconto è di tipo corale e accanto all’Eroe designato ci sono numerosi altri personaggi tutti accuratamente delineati. L’animo e l’indole di  ognuno sono rappresentati in maniera egregia: nessuno  è piatto o monodimensionale, hanno zone d’ombra e sofferenze che li rendono plausibili e umani. Nessuno è immune alle seduzioni del male, tutti fanno i conti con rimpianti e fallimenti e con colpe da espiare. Ci sono lotte interiori molto più difficili da superare rispetto agli eventi pur drammatici che accadono nelle Terre d’Oriente.

I personaggi più riusciti sono proprio quelli in cui questi drammi interiori sono più marcati, come Efi che oscilla tra oscura furia distruttrice, rimorso e senso di lealtà verso chi ama e che non si perdona le colpe commesse.  

Anche agli altri protagonisti capita di perdersi o di perdere di vista la propria missione, perciò a volte sono vittime e a volte colpevoli. Spesso fanno i conti con i loro limiti umani, spesso risorgono o si risollevano grazie alla solidarietà altrui.

La magia che non fornisce sovrumani vantaggi ma solo una triste consapevolezza del male e delle dolorose prove che attendono sia gli eroi che la gente comune. E  neanche il potente mago Wisenard  si salva da sconfitte e impotenza ed è costretto a fermarsi dal male o dagli eventi avversi.

Glirien, Wisenard, e soprattutto Hermano e il giovane Raminel sono convincenti per le loro paure e debolezze, per le loro scelte sofferte e il loro coraggio nell’accettare le prove a cui sono sottoposti dal destino.

Altri personaggi ben riusciti sono lo “spirito cantante” Luskora che vive di illusioni e rimpianto e che non ha saputo per amore rinunciare a un antico privilegio pagando un prezzo salatissimo di solitudine e rimorso.

Belle e nobili  le tante figure femminili  della storia (Erisia, Varenia, Lutenia)  e i tanti leali e coraggiosi soldati e consiglieri.

I personaggi secondari sono una vera folla, molte storie tendono poi a riannodarsi lungo la trama, ma a volte l’uso di diminutivi o soprannomi genera un po’ di difficoltà. Senza contare che i personaggi a volte hanno nome cognome e una sorta di patronimico aggiunto…

  

Le descrizioni sono  sempre ricche e pittoriche, seguendo gli spostamenti dei protagonisti si viaggia attraverso paesaggi molto diversi.

Numerose sono anche le visioni e i sogni che trasportano in scenari solo immaginati ma risolutivi per raggiungere consapevolezze interiori o prendere decisioni.

L'orrore e la crudeltà della guerra sono resi in maniera particolarmente epica ed efficace: gli sfollati, i saccheggi, le crudeltà sulla popolazione civile, fame, malattia, cadaveri che marciscono. Le battaglie assumono toni epici, le pagine inquietanti dell’assedio di Lirian non si dimenticano facilmente.

 

La prosa è fluida, elegante, sobria  ma regala spesso tocchi di lirismo e poesia con la potenza incantrice di un cantastorie.

I nomi di luoghi e personaggi sono sempre musicali, piacevoli, le descrizioni ricche di colori, suoni e sapori. Si viaggia attraverso le terre e i mari scoprendo vari scenari sempre con curiosità viva.

Unico peccato (e resto vaga  per non generare spoiler) è forse di aver usato più di una volta lo stesso tipo di soluzione narrativa  per risolvere simili  situazioni di blocco. Ma si tratta di un peccato minimo che si perdona  in nome della plausibilità delle situazioni narrate.

Infine è bello che i personaggi abbiano un legame speciale coi loro destrieri, in modo da ritrovarli sempre anche dopo mille peripezie estreme.

Per concludere è una lettura piacevole e stimolante, un libro che tiene a lungo compagnia trasportando in un mondo immaginario ma ben costruito e facendo riflettere su numerose questioni morali, su lealtà, giustizia, pietà e sui delicati equilibri tra  amore di patria e ragioni di stato.


Recensione di Francesco Mastinu - Personaggi in cerca di Editore

Angela Di Bartolo – La stagione del ritorno[RECENSIONE]

08Jan16

Titolo: La stagione del ritorno
Autore: Angela Di Bartolo
Editore: Runa Editrice
ISBN: 9788897674498
Pagine: 696

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Trama: Nelle Terre d’Oriente si verificano strani delitti. Savìla e Lirian se ne addossano a vicenda la colpa. Diffidenza e sospetto si spargono come un veleno, dopo secoli di pace si torna a parlare di guerra. Pochi sanno che è un altro, il nemico: un’ombra maligna che penetra le menti degli uomini, che fa leva sul loro orgoglio per asservirli, per spingere i popoli a uno scontro totale.
E la guerra esploderà, feroce fino alla barbarie, coinvolgendo tutte le Terre d’Oriente. L’unica speranza è un fiore d’argento, un talismano che solo un uomo potrà ritrovare. Sarà un cammino sull’orlo dell’abisso, un arduo viaggio per luoghi remoti ma anche all’interno di sé, a confronto coi propri demoni in una lotta dall’esito mai scontato. La Stagione del Ritorno è la storia di una discesa all’inferno e di una faticosa risalita, in un difficile percorso di maturazione di individui e popoli verso un nuovo equilibrio.

Contenuti: Voler ricondurre un percorso di lettura come La stagione del ritorno a un’esperienza di genere letterario, come il fantasy classico e medievale, potrebbe essere riduttivo. E difatti, lo è. Leggere un libro, a prescindere dai topos da trattare e che non bisogna scordare per potervi apporre un’etichetta, diventa in primo luogo un patto che si stringe tra autore che vuole raccontare qualcosa e il lettore che, fino a che non conclude la lettura, non sa di aver bisogno di quel messaggio. Ridurlo a una mera consultazione di chi ama quel genere, non rende giustizia a un percorso vario e lungo, ma soddisfacente. Lo dico solo perché quel che traspare a conclusione di questo lungo iter, è un assioma semplice: La stagione del ritorno è un libro ricco di contenuto, coerente con il genere di cui tratta e, in questo senso, ci parla di tanti problemi attuali ancora oggi. Perché il fantasy altro non fa che raccontarci il nostro tempo, o perlomeno quello dell’autore. In primo luogo appare chiaro il percorso personale di crescita degli attori in gioco, in questo caso un vero e proprio cast di persone che fanno un percorso definito, rivoluzionando le loro vite. Ma di sicuro il tema centrale rimane la guerra di etnie umane, per rispondere a ben precise esigenze politiche che purtroppo, come sempre accade, trovano un riscontro nullo con il miglioramento della vita delle persone semplici. E in questo senso, la metafora dell’ombra che incarna il male e che agisce tramite la guerra, è illuminante, e spiega con chiarezza ai più, anche a noi spettatori impotenti della nostra epoca, quanto sia deleterio usare la violenza e reprimere una nazione per il proprio tornaconto. Un tema comunque delicato, ben approfondito e descritto dall’autrice, che ci racconta non solo il crollo geopolitico delle Terre D’Oriente, ma lo traduce nella tragedia delle persone, delle vite spezzate, degli ambienti distrutti.
E ancora una volta il destino mette in mano agli eroi una speranza, che si chiama Selenit, ma che al di là della metafora o del nome, rimane la speranza per rigenerare il futuro interrompendo il meccanismo dell’odio. Una posizione importante, su cui ho meditato molto proprio grazie a questo libro. E infine Angela di Bartolo ci racconta l’umanità, sia come crescita personale ma soprattutto come emozioni della vita: amore, lotta, disperazione, disfatta, rassegnazione e desiderio. In ogni pagina si accompagnano le gesta degli eroi e delle eroine, con le riflessioni e i turbamenti comuni a tutti, con cui riuscire a immedesimarsi.
Un bel guizzo inoltre sta nell’amore per la natura e nella magia che in essa è contenuta, come premessa di rispetto tra le razze, ma soprattutto con la promessa che rispettando dove viviamo, avremo modo di stare meglio tutti quanti.

Ambientazione e personaggi: la cura della descrizione è uno dei punti cardine del testo, ogni dettaglio visivo viene accuratamente disposto e trattato, senza scordare nulla: dalla storia di un luogo alla particolare luce sino ai colori che stanno intorno alle persone. Una descrizione dettagliata, forse anche troppo, ma che comunque agevola di molto la comprensione vivida della scena e il suo evolversi nello spazio. Non abbiamo il luogo fisico, ma anche il retro stesso della trama, che sorregge la storia con la narrazione dei tempi andati, con le leggende, con la compartecipazione dell’ambiente all’azione in modo indiretto e, a volte, anche diretto. Ma nonostante si percepisca una presenza delle opere centrate sulla Terra di mezzo e di Tolkien, come poi la stessa autrice ci dice nei ringraziamenti, La stagione del ritorno riesce a fare il passo di affrancarsi da essa, per diventare, volendo, una saga autonoma, originale, che ha il suo perché. I personaggi sono vari, assurgono i ruoli assegnati con diligenza ma osano anche stravolgerli, facendo balenare il loro percorso di crescita emotiva e razionale, è presente una vera e propria girandola di caratteri e di uomini che si alternano nella scena, si riuniscono e si separano, facendo diventare dinamica la storia. Un difetto, a parer mio, è il poco spazio dedicato all’eroismo femminile, il libro mi è sembrato un po’ troppo centrato sugli uomini (io avrei visto di buon occhio qualche personaggio femminile soldatesco e della stessa compagnia di ventura di Glirien, Dobbel e Trevor, me per gusto personale) mentre le donne comunque appaiono sempre al centro dei pensieri degli uomini ma di fatto si esprimono molto poco, e per di più in modo emotivamente molto forte e coinvolgente, come per esempio Liutena. Ma ogni libro è un percorso stabilito da chi lo scrive, e le mie opinioni non possono che rimanere tali.

Forma e stile: Il testo si snoda in modo molto composto e ordinato, a tratti elegante, forse anche ingessato nel continuo descrivere e proporre con correttezza le scene da rinunciare al guizzo ritmico o all’immediatezza in alcuni punti in cui magari non ci sarebbe stato male un po’ di dinamismo in più. La forma permane estremamente corretta, non ci sono refusi o dimenticanze, così come si nota il buon lavoro sulla trama che non lascia nessun nesso logico scoperto o senza spiegazione.

Giudizio Finale e Conclusioni: Il percorso di lettura dell’ultima fatica di Angela Di Bartolo è lungo e intenso. Una lettura che comunque ha una dignità e che in quanto tale rimane impressa nel lettore, con tutte le riflessioni a margine. La stagione del ritorno è un romanzo dedicato non solo a chi ama il genere fantasy, ma anche a chi, a partire dall’esperienza comune o comunque dal soffrire umano, ha bisogno di comprendere come correggere gli errori di valutazione che spesso portano a compiere le scelte sbagliate. Ma è destinato comunque a chi vuole stimolare il senso critico, partendo dalle Terre D’Oriente per arrivare al nostro mondo, e da questo iniziare a capire come poterlo rendere migliore.


Recensione di Antonietta Mirra - L'amica dei libri



Autore: Angela Di Bartolo
Editore: Runa
Pagine: 700
Genere: Fantasy Epico
Prezzo: € 19,90
Ebook: € -
 
Uscita: 25 Giugno 2015
 
Link acquisto
Trama
 
Nelle Terre d’Oriente si verificano strani delitti. Savìla e Lirian se ne addossano a vicenda la colpa. Diffidenza e sospetto si spargono come un veleno, dopo secoli di pace si torna a parlare di guerra. Pochi sanno che è un altro, il nemico: un’ombra maligna che penetra le menti degli uomini, che fa leva sul loro orgoglio per asservirli, per spingere i popoli a uno scontro totale. E la guerra esploderà, feroce fino alla barbarie, coinvolgendo tutte le Terre d’Oriente. L’unica speranza è un fiore d’argento, un talismano che solo un uomo potrà ritrovare. Sarà un cammino sull’orlo dell’abisso, un arduo viaggio per luoghi remoti ma anche all’interno di sé, a confronto coi propri demoni in una lotta dall’esito mai scontato. La Stagione del Ritorno è la storia di una discesa all’inferno e di una faticosa risalita, in un difficile percorso di maturazione di individui e popoli verso un nuovo equilibrio. Universo fantastico e realistico insieme, quello de La Stagione del Ritorno è un mondo dai tratti rinascimentali e mediterranei dove re e contadini, servitori e maghi si muovono tra intrighi di corte e incantesimi, creature del male e battaglie, eroismo e tradimento. Una storia a più voci narrata con una sensibilità moderna, attenta alle dinamiche interiori e interpersonali, agli interrogativi etici, ai conflitti, ai simboli. Un fantasy non convenzionale rivolto a lettori che amino immergersi in mondi complessi, lettori in cerca non solo di evasione, ma anche di stimoli di riflessione sui grandi temi dell’esistenza umana.
 
 
Angela Di Bartolo è nata a Bologna dove vive tuttora. Laureata in Scienze Politiche, lavora presso il suo Comune come Assistente Sociale. Le sue passioni, oltre alla letteratura, sono il giardinaggio, la storia e l’archeologia. Negli ultimi anni ha partecipato con successo a concorsi per racconti di genere fantastico, fra i quali il Premio Sentiero dei Draghi con Ottobre (poi pubblicato nell’antologia Il Ritorno, ed. Lulu, 2008), il Trofeo RiLL con Ponti (uscito in Cronache da Mondi Incantati, ed. Nexus, 2009), SFIDA con Relitti (in Riflessi di Mondi Incantati, ed. Giochi Uniti, 2010), Nostos (ne Il Carnevale dell’Uomo Cervo e altri racconti, ed. Wild Boar, 2012) e La conquista (in Perchè nulla vada perduto e altri racconti, 2013). Il racconto Proxima è stata pubblicato da Ciesse Edizioni nell’antologia Favole della Mezzanotte, 2011, a cura di Stefano Pastor. Nel 2014 ha pubblicato l’antologia di racconti fastastici Per altri sentieri (Runa Editrice) e il racconto illustrato per bambini Nero (Runa Editrice).  Nel 2015 il fantasy epico La Stagione del Ritorno (Runa Editrice).
 
 
 
 
Quando finirà tutto questo?
Quando un uomo accenderà una stella.
 
 
La stagione del ritornoè un romanzo epico e fantastico, considerando la volteggiante assunzione di sensi infiniti che a questi due termini possono essere  attribuiti. Un romanzo scritto con amore e per amore di uno dei più grandi maestri di questo genere narrativo: J. R. R. Tolkien. Ma nel caso del Signore degli Anelli non si può parlare di una storia, di una trama, ma bensì di un universo creato ad immagine e somiglianza della stessa mente dell’autore, capace di inventare un mondo contornato da tante piccole realtà che sarebbe un oltraggio chiamare soltanto romanzo. Vorrebbe dire impoverire la genialità di uno scrittore che, a mio parere, deve incondizionatamente ricevere la medesima devozione di un Creatore, di un Dio.
 
Angela Di Bartoloa lui s’ispira e lo fa con coraggio e avveduta capacità narrativa, dando vita ad un insieme di accadimenti che riportano dolcemente a quelle atmosfere impossibili da dimenticare, ricoprendole di una personale visione fatta di meraviglia e maledizione.
 
Tutto inizia con il ritrovamento di un manoscritto anonimo che narra i trascorsi delle Terre d’Oriente, le guerre, le morti, le condanne e la lotta eterna contro il male che mette a repentaglio la vita di popoli e città, sulle quali incombe un’Ombra apparentemente invisibile, ma che trascina lentamente ed inesorabilmente tutti verso una tragica fine.
Un’epoca in cui la bellezza sembra aver lasciato posto al disfacimento, all’odio, al sangue, nella quale le città si scontrano con altre città e Re e Reggenti dimostrano a tratti la loro umanità. Sembrano tutti ansiosi di acquistare potere, controllo, annebbiati da una sete di prevaricazione che li conduce ad una guerra che solo apparentemente è dettata dalla loro volontà, mentre nel profondo del loro cuore, essa non è altro che frutto della presenza del male.
 
Un male antico che porta il nome di Wormor, il cui potere si concentra nella pietra Melnit, del colore del sangue versato e che si espande di luogo in luogo, attraverso la natura e gli stessi animali, che fungono da condottieri delle anime dei personaggi, umanizzandosi fino a diventare parte integrante della storia.
 
“Folli fummo a pensarci al sicuro, chè egli non può morire ma soltanto essere sconfitto, e mai per sempre, e sempre a caro prezzo.”
 
Dunque, La stagione del ritorno racchiude nel titolo, il senso di una rinascita, di un ritorno a quella bellezza e a quella pace perduta nei secoli e che adesso è arrivata proprio al punto di rottura e di irrimediabile sconvolgimento. Non esistono eroi ma soltanto uomini capaci di sbagliare e di mettere a dura prova la loro anima, il loro coraggio, la loro determinazione. Ogni azione, anche il più piccolo movimento è avvolto da una cupa e sentita oscurità, perché più si procede nella storia, più l’Ombra con tutti i suoi rappresentanti, prende il sopravvento, influenzando sinistramente e tacitamente la mente ed il cuore di chi deve combattere.
 
La città di Lirian e quella di Savila si oppongono, e dal loro contrasto iniziale scaturisce la guerra, un tormentoso avvicendarsi di forze che si scaricano l’una sull’altra al fine di prevalere e finalmente comandare su tutte le Terre d’Oriente. Ma molti non hanno fatto i conti con le presenze oscure e maledette che si aggirano nel bosco, dove si rintana il terribile Wormor e che macchinano al buio, tendendo trappole infide e pericolose per tutti coloro che ancora hanno fede e voglia di combattere in nome della giustizia e della verità. Solo il Mago Wisenard riconosce immediatamente la minaccia che incombe e confida ciecamente in un uomo che possa, grazie alla sua origine elfica, combattere e vincere finalmente l’Ombra, abbattendo definitivamente il suo potere e la sua malvagità. 
Quell’uomo è il capitano di Lirian e si chiama Glirien. Egli sarà costretto ad iniziare un viaggio catartico attraverso terre e città fino a giungere a scoprire l’oggetto più temuto ma anche più desiderato che potrà finalmente riportare la pace tra i popoli e ridare alle terre conforto e sicurezza ma soprattutto giustizia. 
Lo stile di Angela Di Bartolo è armonioso, sinfonico, dettagliato, adattabile, mutevole e sconfinato. E’ infinito nelle sue descrizioni, così come i luoghi e gli stati d’animo che ama raccontare. E’ incredibile come ogni singolo aspetto della sua storia sia ritagliato perfettamente, inciso nel legno come una scultura, con cura e devozione, limando anche la più piccola increspatura per rendere la lettura scivolosa come la seta. Non puoi non restare incantato, catturato dagli angoli di terra e cielo che come una preghiera, una canzone millenaria, un canto pronunciato da creature mistiche e selvagge, ella racconta, senza mai perdere quella lucidità che però è in grado di regalarti attimi di delirante magia. Suoni, odori, passi e rumori, incedere di spade che tagliano il vento, urla demoniache di creature della notte, sangue e parole che si mescolano in un territorio fatto di sogni e di incubi ma soprattutto di paure e di desideri.  
 
Il linguaggio è costruito per trasportarti, avvolgerti, annichilirti ed esplorarti. Solo in apparenza ti sembrerà di esplorare quelle terre e quelle soltanto, ma in realtà stai esplorando anche te stesso, lasciandoti prendere dalla disperazione, dal senso di sconfitta, dal desiderio di verità che attanaglia l’anima dei protagonisti così come diventa parte integrante della tua stessa coscienza, che non può e non deve restare intatta ed inerme di fronte ad un viaggio che non è soltanto fisico ma è soprattutto spirituale.
 
In gioco non c’è solo il potere ma anche la memoria di un interno popolo. Un tempo Lirian fu governata dagli Elfi ed è proprio la loro presenza distorta, tra realtà e sogno, a condurre Glirien nel suo viaggio, fino a raggiungere la meta non senza dolore e sofferenza. Tutto il valore di una storia che si racchiude nel passato, nella leggenda, nella tradizione che diventa il cuore pulsante di un’intera stirpe.
 
Oltre al viaggio, alla memoria, ciò che arricchisce le azioni dei personaggi è l’amore, il sentimento, le emozioni, importanti valori al di sopra del tempo e dello spazio. Glirien è innamorato di Varenia, sorella di Efi, il suo giovane amico che compirà con lui quel viaggio e che diventerà, suo malgrado, lo strumento principale nelle mani di Wormor, che si approprierà, attraverso un maleficio, della sua volontà, rendendolo una presenza scomoda e pericolosa per Glirien, senza però riuscire a sradicare completamente dal suo animo, l’affetto e il senso di amicizia. 
I sentimenti dunque, sono maggiormente rappresentati dalle presenze femminili che apparentemente hanno un ruolo secondario, eppure fondamentale, perché attraverso di esse, l’animo degli uomini rimane puro fino alla fine. Le donne sono incantatrici, di una bellezza quasi magica, emblema di un desiderio che s’insidia nella carne e che si annida nello spirito, indimenticabile. Esse sono la casa, verso cui gli eroi desiderano tornare, e anche quando saranno lontano, le donne visiteranno i loro sogni affinchè la purezza dei loro spiriti non sia perduta del tutto. Sono come dei catalizzatori di speranze e promesse, sono forti e fiere, indomite e tenaci, hanno un fascino regale e la loro essenza è esaltazione e divinizzazione tesa ad idealizzarle, per renderle simbolo di un amore che deve salvare il salvabile.
 
“Se mai dovessi tornare, tornerò a prenderti.”
 
Glirien compirà il suo viaggio, accompagnato da uomini forti e valorosi, sui quali inevitabilmente ricadrà l’ombra silente della maledizione ma il fulcro del romanzo è proprio la lotta all’interno del proprio spirito. Una volta che il male ti ha sfiorato non sarai più lo stesso ed è proprio questo che accade a tutti i personaggi, i quali assaporeranno, in prima persona, cosa vuol dire la sconfitta, la perdita, il dolore e la mistificazione. L’inganno e l’odio, ma contro gli orrori e i terrori ci saranno anche i valori, come quello dell’amicizia, della fratellanza e della solidarietà.
 
La presenza del male è opprimente, scottante, li segue passo passo, è come una nebbia eterna che soffoca. Si respira dappertutto ed incondizionatamente. Lo scontro è vivido, soprattutto nella psicologia degli attori narrativi, nella quale l’ombra tenta continuamente di sopraffare l’anima, perché al di là della sua presenza fisica, essa cerca di insidiarsi nel cuore, abbattendo tutte le difese ed approfittandosi delle debolezze. La sua è corruzione e menzogna, illusione e disumanità.
 
Questo romanzo è una stagione epica fatta di uomini, di anti eroi che combattono e cercano la verità, che non è altro che la metafora del senso dell’esistenza. Essi sono materiali, pratici, essi combattono e soffrono, feriscono ed uccidono, la loro è un’essenza selvaggia che si annoda alla terra e al sangue versato, alle urla, alla follia di un mondo che si sta distruggendo preda dell’ombra e della morte. Le donne invece sono l’altra metà, quella che salva lo spirito, i sentimenti, per mantenere intatte le emozioni. Sono la ragione e la speranza del cuore.
 
“Varenia severa e dolce che gli era cresciuta dentro e che sempre gli era stata nel cuore, come una nostalgia di felicità, come un rimprovero, un’accusa, una promessa continuamente rinviata.”
 
Tutti, indistintamente, sono preda del male, ingoiano errori, bugie, lasciandosi inavvertitamente sopraffare dall’oscurità, rischiando di perdere completamente la propria umanità. Il personaggio che ho apprezzato molto è stato quello di Efi, nel quale si concentrano tutti i contrasti, le tragedie e il dramma del non avere scelta. La sua anima è preda del male ma nello stesso tempo egli continua a lottare per non abbandonarsi completamente all’ombra che gli attanaglia lo spirito e che gli sta oscurando il cuore. Ha compiuto atti ignobili, violenti, terribili ma nella sua interiorità, quella più nascosta, è ancora presente una luce che forse può chiamarsi salvezza.
 
La stagione del ritornoè un dono a favore del dovere, del rispetto, del coraggio e della lealtà. Un fantasy completo, molto simile ad una pietra, grande ed antica, così pesante e dura, da diventare un approdo, un punto di riferimento, una certezza per un genere narrativo che ha bisogno di autori come Angela Di Bartolo, per narrarci ancora di mondi che profumano di magia, d’incanto ma che sono anche profondamente legati alla realtà, quella nostra, che è possibile riconoscere attraverso una lettura metaforica che non tralascia le brutture e le tristezze della nostra epoca. E’ tutta una dimensione universale, eterna ed insondabile. Un abbraccio di nostalgia e di malinconia per qualcosa che si è perduto ma che può tornare. Poetico, canterino, danzante nell’incastro di frasi e motivetti che si alternano alle più brutali descrizioni, necessarie ed appetibili per rendere la storia magnificamente compiuta.
 
 
Un romanzo capace di trasportarti dove vuole, intenso, misterioso e segreto, indulgente, magico, sensibile, violento ma anche delicato. Un omaggio ma soprattutto un regalo per tutti coloro che ancora credono e che hanno bisogno di storie come questa, perché trasfigurare la realtà, incedere nell’incanto, sognare un altrove lontano, è un dono che pochi hanno. 
 
Grazie ad Angela Di Bartolo per aver creato una terra terribile e meravigliosa nella quale andarsi a riposare, fatta di memoria e leggenda, di creature magiche e umane. Un luogo speciale nel quale rifugiarsi tutte le volte che la realtà ci andrà stretta, dove l’immaginazione potrà ancora una volta volare lontano, libera, senza rimpianti e senza recriminazioni. Perché come diceva qualcuno… L’immaginazione è il più grande rifugio che esista. Sono sicura che una volta chiuso il libro, vi sentirete un po’ più liberi, e questo è il regalo più grande che un autore possa fare: la libertà.
 

Recensione di Chiara Argirò - La Stamberga dei Lettori

Nelle Terre d’Oriente si verificano strani delitti. Savìla e Lirian se ne addossano a vicenda la colpa. Diffidenza e sospetto si spargono come un veleno, dopo secoli di pace si torna a parlare di guerra. Pochi sanno che è un altro, il nemico: un’ombra maligna che penetra le menti degli uomini, che fa leva sul loro orgoglio per asservirli, per spingere i popoli a uno scontro totale.
E la guerra esploderà, feroce fino alla barbarie, coinvolgendo tutte le Terre d’Oriente. L’unica speranza è un fiore d’argento, un talismano che solo un uomo potrà ritrovare.
Sarà un cammino sull’orlo dell’abisso, un arduo viaggio per luoghi remoti ma anche all’interno di sé, a confronto coi propri demoni in una lotta dall’esito mai scontato.
"La Stagione del Ritorno" è la storia di una discesa all’inferno e di una faticosa risalita, in un difficile percorso di maturazione di individui e popoli verso un nuovo equilibrio.
Universo fantastico e realistico insieme, quello de “La Stagione del Ritorno” è un mondo dai tratti rinascimentali e mediterranei dove re e contadini, servitori e maghi si muovono tra intrighi di corte e incantesimi, creature del male e battaglie, eroismo e tradimento.
Una storia a più voci narrata con una sensibilità moderna, attenta alle dinamiche interiori e interpersonali, agli interrogativi etici, ai conflitti, ai simboli.
Un fantasy non convenzionale rivolto a lettori che amino immergersi in mondi complessi, lettori in cerca non solo di evasione, ma anche di stimoli di riflessione sui grandi temi dell’esistenza umana.

Recensione

Seicentonovantasei pagine che ho sperato non finissero mai.
Con questo piccolo pensiero apro la mia recensione su La stagione del ritorno della bravissima Angela di Bartolo, una realizzazione magistrale, un libro unico e imperdibile per tutti gli amanti del fantasy, al quale non mancano sfumature romantiche e storiche.

Il romanzo si sviluppa inizialmente presentando le pagine che verranno come frutto di un manoscritto, ritrovato in un antro sperduto nel corso di un viaggio alla scoperta della Terra degli Uomini; a introdurre la vicenda è Bellfil Orofil, discendente della sacra e antica dinastia della famiglia di Eliandar l’Elfo (detto Orofil per il suo amore per le montagne).
In 26 capitoli viene narrata in lingua Esteril una storia avvincente ricca di colpi di scena, tradimenti, congiure, ma anche di legami d’amore e di amicizia, dove la forza di volontà e la risolutezza sostengono la lotta interiore tra Bene e Male che affligge l’umanità.
La Gelida Ombra, Wormor, servitore di Hauros (il Male), avvolge sempre più la Terra gettando semenza nell’animo umano, solo colui che, dotato di un cuore puro, saprà affrontare le numerose avversità previste dal cammino potrà trionfare nella battaglia contro l’Oscurità: solo Glirien Hairisen, designato erede di Eliandar, può compiere questa missione raggiungendo la Terra degli Elfi, ove giace il segreto della salvezza dell'Umanità.

Parallelamente alla missione di Glirien si consuma lentamente la guerra tra i popoli: tutti i territori sono in lotta tra loro, gli uomini accecati dall’odio e dalla vendetta di Wormor si scontrano senza pietà e senza rimorso, mietendo vite innocenti. La brama di potere è la causa del conflitto e tutti sembra che abbiano qualcosa da rivendicare.

Una storia che racconta di Ombre, di creature infernali e di visioni, incubi ed inganni ma che parla anche di luce, di amore e fedeltà, di forza e determinazione. Nel suo lungo cammino Glirien non sarà da solo, ma potrà contare sulla guida spirituale e fisica del potente mago Wisenard, un uomo anziano e apparentemente debole ma che in realtà ha in serbo una grande saggezza e una forza interiore. Egli inoltre sarà accompagnato nel lungo viaggio, in cui mille sono le insidie e le prove da superare, da valorosi cavalieri quali Efairon Friheld o meglio dire Efi, amico di infanzia di Glirien, una figura poliedrica afflitta da una grande condanna ma sorretta dalla forza infinita delle persone care che mai lo hanno abbandonato anche nei momenti in cui forse lasciarlo andare sarebbe stata la cosa migliore

In realtà tutti i personaggi sono protagonisti in questa storia: ognuno è un piccolo tassello che incastonandosi nel grande disegno, partecipa alla realizzazione di questa opera che per me è un capolavoro assoluto; impossibile non citare il piccolo Raminel che nelle sue insicurezze vedremo crescere e diventare un grande uomo, o Kindil Dobbel, fedele compagno di Glirien e pronto a tutto per i suoi amici e per la sua Terra.
Il romanzo è ricco di figure e apparizioni occasionali che si rivelano fondamentali nella loro ospitalità e semplicità oppure nella loro brutalità; nel bene e nel male esse completano la storia e sono parte della missione che mira alla tanto agognata conquista della Luce.
Pagina dopo pagina, Impariamo a conoscere i nostri protagonisti alla perfezione grazie alla narrazione onnisciente in terza persona, intervallata da sezioni in cui invece è il personaggio a parlare di sé, rivelandoci i suoi pensieri e i sentimenti reconditi.
Ho molto apprezzato il modo in cui l’autrice ha in vari punti spiazzato il lettore lasciando che fossero le voci e le parole di sconosciuti a raccontarci i nostri eroi, permettendo così di vedere Glirien, Efi, Raminel, Trevor e gli altri sotto una luce e con un punto di vista diversi.

Le descrizioni dei luoghi, dei boschi e delle città sono spettacolari ,tanto da apparire come piccole cartoline. Molto importante il ruolo riservato agli animali compagni di viaggio dei nostri: tutti sembrano avere una natura antropomorfa, il lupo Lukratos o il falco Kidor ad esempio sono guide e barlumi di speranza nel buio viaggio dei designati, fedeli alleati del mago Wisenard.

Non mi sarei mai aspettata di leggere un lavoro così bello e maturo da un’autrice esordiente e, a dirla tutta, l'ho trovato più bello di libri scritti da autori navigati e in carriera da anni. Angela con la sua semplicità è riuscita appieno nel suo desiderio di rendere omaggio al Professore di Oxford che tanto l’ha ispirata (impossibile non respirare il profumo delle atmosfere Tolkieniane per tutta la lettura del romanzo). Un lavoro esemplare ed originale che non dovrebbe mancare in nessuna libreria di amanti del fantasy.
Vorrei infine soffermarmi sull'edizione del romanzo, elegante con le sue pagine bianche e arricchita da una mappa raffigurante i vari territori protagonisti nella vicenda.
Cinque stelle è il voto che conferisco a questo romanzo e per me sono troppo poche tanto ne sono entusiasta; spero quindi che l'autrice si diletti in altri lavori, in tal caso ne sarei volentieri la sua prima lettrice.
La stagione del ritorno è un’opera meravigliosa che insegna che la forza interiore e la luce che abbiamo dentro di noi sono il dono più grande che abbiamo nella vita e che solo l’amore riesce a combattere le insidie e le difficoltà, solo l’amore mantiene quella luce in vita.
Il romanzo con semplici parole riesce a dar vita a immagini così vivide da sembrare reali e io credo che sia questo quello che un buon libro deve fare: trasformare l’immaginazione in realtà permettendo di sognare ad occhi aperti.

Giudizio:

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Dettagli del libro

  • Titolo: La Stagione del Ritorno
  • Autore: Angela Di Bartolo
  • Editore: Runa Editrice
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9788897674498
  • Pagine: 696
  • Formato - Prezzo:Brossura con alette - 19,90 Euro

Recensione di Bruno Bacelli - Mondi Immaginari

sabato 10 ottobre 2015


La Stagione del Ritorno

 

Romanzo tutto italiano, scritto da Angela di Bartolo per Runa Editrice, questo La Stagione del Ritorno è un fantasy tradizionale a metà, nel senso che la struttura della storia è piuttosto tolkieniana, con un eroe che deve compiere una missione per sconfiggere le tenebre, ma d'altra parte abbiamo anche introspezione e e conflitti del tutto personali e un affresco di un intero continente in lotta, con una serie di personaggi che plasmano lo svolgersi delle sorti future con il loro coraggio o con i tradimenti, la malvagità o la follia. Una storia corale in cui diversi personaggi cercano di superare un momento di crisi, e di sconfiggere una presenza malvagia che fomenta la rovina di regni, eroi e popoli.
La vicinanza dell'autrice al professore di Oxford non è soffocante (meno male, direi: personalmente ritengo disastroso restare troppo coinvolti, quando si scrive, al proprio affetto per le atmosfere del Signore degli Anelli) ma è comunque evidente, anzi entrando nella storia potremmo anche immaginare di essere nel medesimo mondo, in un'epoca posteriore agli eventi del Signore degli Anelli, quando gli Elfi e la loro magia sono ancora ricordati ma ormai svaniscono come un lontano miraggio, un retaggio del passato svanito nell'ultimo viaggio verso occidente, mentre un oscuro signore (Hauros) e il suo servitore (Wòrmor) prendono un po' il ruolo di Melkor e Sauron. C'è anche un personaggio che ricorda (non eccessivamente, ma di sicuro nel ruolo svolto) il mago Gandalf ed è Wisenard, uomo dall'età indefinita, certamente in possesso di ricordi assai antichi: un uomo che aiuterà gli eroi di questa storia nella loro missione.

L'eroe Glirien, predestinato a compiere l'impresa di recuperare un indispensabile oggetto magico, si muove in un'ambientazione rinascimentale, più o meno mediterranea, con vari regni e principati in equilibrio instabile, aiutato da qualche alleato e tormentato da storie terribili di amici che deve aiutare e conflitti fratricidi da arrestare a ogni costo. La storia di due di questi regni, Lirian e Galenia, è all'origine del conflitto narrato. Una falsa accusa di spionaggio a Maerin Hansen, un giovane commerciante di Lirian in viaggio nelle terre di Galenia, diventa il pretesto per una crisi che scivola in una spirale di inevitabile evoluzione verso la guerra aperta, nonostante gli sforzi di alcuni che preferirebbero mantenere la pace. Lo stesso re Hermano di Galenia è fra questi, ma la congiura di coloro che preferiscono la guerra sembra inarrestabile. Gli stati vicini non aspettano altro, del resto, che una ghiotta opportunità per intervenire in un conflitto in cerca di bottino.

Ci sono politicanti e ufficiali che spingono verso la catastrofe per opportunismo e sete di potere, ma vediamo anche all'opera la mano delle potenze dell'oscurità. Non si tratta però di un mondo dove orchi e malvagi figuri si addossano tutta la responsabilità di fare i manovali del male, per quanto qualche creatura decisamente tenebrosa non manchi. Il bene e il male, la responsabilità  personale e gli errori commessi sono un problema con cui un po' tutti i personaggi dovranno fare i conti, senza una nettissima divisione di campo tra buoni e cattivi. Del resto anche chi agisce in buona fede, e qui penso a un poveraccio(*) che in buona fede disobbedisce al suo sovrano pensando addirittura di proteggerlo e invece fa il gioco dei suoi nemici, può creare danni enormi senza essere davvero un malvagio. E ci sono anche personaggi che pur essendo senz'altro dalla parte dei "buoni" si troveranno nella situazione straziante di subire l'influenza delle creature delle tenebre, commettere orrendi crimini sotto la loro influenza, e poi vivere con l'orrenda consapevolezza di averlo fatto e di potere ancora farlo in futuro. La lotta, in questo libro, è anche lotta per tornare a essere se stessi.


Notevole l'affresco continentale, le descrizioni della natura, degli animali e delle città, di un mondo complesso con tanti personaggi e tanti eventi in contemporanea, e una ricca storia del passato. Certamente un gran lavoro aver gestito tutti questi elementi presentandoli al lettore senza appesantire la storia anche se questo libro (per arrivare a una mia frequente lamentela) forse poteva essere un po' più breve.


Recensione di Niko - Comitato di Lettura del Writer's Dream

 

Titolo: La Stagione del Ritorno

Autore: Angela Di Bartolo

Editore: Runa Editrice

Pagine: 700

ISBN: 9788897674498
Formato: Cartaceo
Genere: Fantasy epico
Prezzo: 19,90 €
 
  • Trama

 

Dopo un periodo di pace, a causa di fraintendimenti e vecchi rancori tra il Regno di Galenia e la Repubblica di Lirian, nelle Terre d’Oriente torna la guerra. Sotto uno spesso strato di equivoci, però, si nascondono le macchinazioni oscure di Wòrmor, antico nemico delle Terre d’Oriente. 

Starà al leggendario mago Wisenard chiedere aiuto a uomini puri di cuore per combattere le tenebre che minacciano di invadere non solo le Terre d’Oriente ma anche l’animo degli uomini che la abitano.

Comincerà così un viaggio che coinvolgerà fabbri, contadini, oste, guardie e Re; nessuno è escluso ma di nessuno ci si può fidare ciecamente, poiché l’ombra di Wòrmor abbraccia ogni cosa.

L’unica speranza è Selènit, un fiore d’argento, l’unica arma in grado di distruggere Wòrmor.

 

  • Contenuti

La Stagione del Ritorno è chiaramente ispirato dai classici del fantasy, in primis dal Signore degli Anelli di Talkien, la vera e propria bibbia degli amanti del genere.

Questa forte vicinanza al classico è la forza del romanzo e ne è pure la debolezza: da una parte si apprezzano i riferimenti e il “rinnovamento” del vecchio; dall’altra si rischia di cadere in cliché narrativi e dell’effetto “già letto”.

Tutto ruota attorno alla presenza oscura e antica di Wòrmor che infetta l’animo della gente da una parte, e al saggio mago Wisenard dall’altra; gli eroi, uomini semplici e sinceri dal cuore puro e dalla volontà di ferro, saranno gli unici ad avere la possibilità di salvare le Terre d’Oriente.

 

  • Ambientazione e personaggi

Uno dei pregi del romanzo è la descrizione dell’ambientazione. I paesaggi vengono dipinti in modo efficace e portano il lettore in un mondo magico e incantevole, nel quale ci si ritrova catapultati con forza e maestria. Le descrizioni dei luoghi nel quale si muovono i protagonisti non sono tuttavia (e purtroppo, aggiungo) molto numerose; quando presenti danno comunque un tocco in più al romanzo.

I personaggi sono vari e quelli principali sono tutti ben caratterizzati. Spesso si viene spinti all’interno della loro mente così che il lettore, ascoltandone pensieri e impressioni, possa farsi un’idea ben precisa di quello che passa per la testa dei protagonisti.

A volte, la scelta dei nomi intricati e l’entrata improvvisa in scena di alcune comparse minori possono confondere il lettore, ma una volta orientatosi nella storia, la ricchezza dei figuranti ripaga a pieno lo smarrimento iniziale.

Le scelte e le decisioni dei personaggi appaiono talvolta forzate e i dialoghi artificiosi e poco naturali. Questo difetto, però, contribuisce a rendere l’atmosfera fiabesca piuttosto che realistica, lasciandoci immergere a fondo nel mondo incantato delle Terre d’Oriente.

 

  • Stile e forma

Il punto di forza del romanzo è lo stile dell’autrice. La sua scrittura è semplice, immediata e fluida; le scelte sintattiche e l’onnipresente correttezza grammaticale contribuiscono alla scorrevolezza della storia. Evidente la proprietà lessicale e la ricercatezza dei termini usati.

L’unico difetto è l’uso, raro ma presente, di termini troppo vicini al nostro tempo che minacciano di farci riemergere dal mondo antico e fantasioso creato dall’autrice.

Riguardo la forma, l’unico neo è l’eccessiva lunghezza dei capitoli, che vanno sempre oltre le venti pagine e spesso superano le trenta.

 

  • Giudizio finale

Tirando le somme, la Stagione del Ritorno è un libro che consiglierei a tutti gli amanti del genere.

Si legge facilmente e con piacere; i difetti di stile e di contenuto sono equilibrati da una storia che si fa sempre più interessante con il proseguo del libro, più accattivante di capitolo in capitolo.

Nel libro c’è amicizia, amore, ingenuità, cattiveria pura, altruismo ed egoismo. Tutti questi temi non vengono affrontati direttamente ma vengono approfonditi grazie ai comportamenti e alle scelte dei personaggi che, nei punti clou della storia, hanno un forte impatto emotivo sul lettore.

Il messaggio chiaro e forte che ne traspare è quello che ognuno di noi, quale che siano le condizioni in cui ci troviamo, abbiamo sempre una scelta. E che ci dobbiamo addossare necessariamente la responsabilità di quella scelta e affrontarne con coraggio le conseguenze, sempre e comunque.

Nel bene e nel male.


Recensione di Leo d'Amato - Isola Illyon, l'isola di informazione fantasy

stag 4Solitamente, quando si accostano alcune parole come “fantasy”, “Italia” e “Tolkien”, nasce in me un certo pregiudizio che induce a pensare le peggiori cose: ciò può capitare per diversi fattori.
Sarà perché quando ciò accade, in realtà ci si riferisce ad un autore che, colmo di pretenziosità, riesce a pubblicare un libro che, per qualche inspiegabile meccanismo che coinvolge la sua promozione e le tematiche trattate, diventa un caso e/o un fenomeno tale da spianare la strada verso altre opere che, via via, come in un circolo vizioso, consolidano una certa faziosa idea di quanto realmente valga lo scrittore in questione; sarà perché, quando quelle tre parole iniziano a comparire in qualche recensione pubblicata su blog, riviste o YouTube, si teme sempre che chi le impieghi abbia alzato il gomito di parecchio; sarà, semplicemente, perché a quelle tre parole se ne accostano di solito altre due, ossia “recensione addomesticata”, tali per cui le lodi sperticate non trovavano fondamento o, se pure, sono forse un po’ esagerate, a riprova che da noi, in Italia spesso ci si entusiasma per un nonnulla e/o che in effetti non si sappia nemmeno dove Tolkien stia di casa.

Dopo questa premessa un po’ polemica che spero mi perdonerete, torno me stesso, e preciso quindi che il libro di cui vi parlo oggi, “La Stagione del Ritorno” di Angela di Bartolo, trova da parte mia l‘impiego delle famose tre parole di cui sopra, ossia “fantasy”, “Italia” e “Tolkien”. Fermi, abbassate i forconi e lasciatemi chiarire il mio punto di vista e, così, il mio giudizio che potrebbe apparire esagerato.
Non ho scritto e non scriverò mai che la scrittrice è Tolkien rediviva oppure “la nuova Tolkien”: c’è stato un solo J.R.R. Tolkien, così come ci sono una sola Margaret Weis, un solo Tracy Hickman o un solo R.A. Salvatore, tanto per citare anche altri autori conosciuti ai più nell’ambito del fantasy puro. Ciascuno di questi individui ha dato una propria impronta al genere e, per quanto Tolkien sia il padre di una letteratura fantasy che è epica e poesia assieme, gli altri hanno offerto comunque delle pregevoli variazioni sul tema.

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Ora, Angela di Bartolo (che avevamo intervistato già in passato in occasione della recensione della sua antologia di racconti) ha dato vita ad un fantasy che è “tolkieniano”, in modo da rendere meglio l’idea delle sensazioni trasmesse durante la lettura: lo stile è molto ricercato ma non pesante, è descrittivo senza risultare una mera elencazione di situazioni e vicende, e sa soppesare le rivelazioni con quanto si possa lasciare alla fantasia e all’immaginazione del lettore o, solo, riservarsi di approfondirlo in un secondo momento.
Recensire questo libro non è semplicissimo. La storia, sulla carta nulla di dissimile dalla canonica contrapposizione tra il Bene ed il Male, si sviluppa su più livelli: umano, con le incomprensioni tra le persone e tra i popoli, le scelte e le responsabilità; generale, con una scacchiera geopolitica di ampio respiro; e universale, con il Nemico, artefice e portavoce del Male stesso, di nome Wormor.
Tuttavia, ho trovato il racconto “tolkieniano”, in quanto si respira un’aria vasta e si ha la sensazione di grattare solo la superficie di tutta la vicenda: si comprende che la narrazione si concentra su una storia che è parte di un disegno ben più grande. I personaggi risultano ben contornati, all’inizio solo accennati, forse per farli familiarizzare con il lettore e poi, via via, approfonditi, e i rapporti e le interazioni risultano strutturati in modo credibile, al punto che la loro evoluzione e la loro crescita appaiono una naturale conseguenza.
Ma qual’è, dunque, la trama di questo romanzo di 680 pagine e che consta anche di un’appendice e di una mappa pieghevole, che sicuramente i puristi del genere apprezzeranno?

SINOSSI DEL ROMANZO
Alcuni accadimenti innescano nuovamente la rivalità tra il Regno di Galenia e la Repubblica di Lirian, a causa di vecchi rancori, gelosie o solo sospetti. Una rivalità mai davvero sopita, come braci che covano sotto la cenere. Le Terre d’Oriente vengono quindi infiammate dalla guerra, mentre un gruppo di persone devono cercare il modo di svelare la verità celata da strati di menzogne e abili raggiri, fino a scoprire che Wormor, il Nemico, è ancora in grado di nuocere. Glirien Hairisen, designato erede di Eliandar, Wisenard, uomo anziano la cui esistenza è confinata ai racconti ed alle leggende, ed Efairon Friheld o meglio dire Efi, saranno i tre protagonisti principali, affiancati da numerosi altri personaggi (alcuni veri e propri comprimari), nelle cui mani riposa il destino delle genti libere.

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CONCLUSIONI
Quando si ha per le mani un romanzo ben scritto, strutturato come si deve e con una trama ricercata ma non eccessivamente complessa e arricchita da diversi colpi di scena, una recensione diventa un orpello: ogni cosa può apparire superflua, quando baserebbe sedersi e lasciarsi trasportare dalla lettura.
Ci si può chiedere, peraltro, se quest’opera sia esente da difetti: ebbene no. Come già si accennava, lo stile potrebbe risultare leggermente meno apprezzabile nel caso in cui si sia avvezzi ad un fantasy più “commerciale”, come per le opere dei già citati Weis & Hickman e di Salvatore; inoltre, in diversi casi si sperimenta la sensazione di leggere alcune vicende che sappiano di “già noto”, o qualche cliché che però è tipico del genere. Del resto, come disse un regista, “le ultime trame originali le ha già utilizzate Omero”.
E Tolkien, ovviamente.

“La Stagione del Ritorno” è edito da Runa Editrice, ed è in vendita al pubblico al prezzo consigliato di 19,90€.

– Leo d’Amato-

Mi piace

- Stile pregevole, ricercato e scorrevole;
- Introduzione affidata ad un "narratore", Bellfil Oròfil, sulla falsariga del Manzoni;
- Storia con il giusto equilibrio tra intreccio e colpi di scena;
- Personaggi piacevoli e ben delineati;

Non mi piace

- Le vicende possono sembrare simili ad altre già narrate in altre storie;
- Qualche cliché tipico del genere fantasy;

Commento finale:

Se siete stati conquistati in passato da un tipo di fantasy più "epico", dovreste sicuramente dare una possibilità a "La Stagione del Ritorno": pur finendo con l'inserire alcune situazioni che irrimediabilmente daranno una sensazione di déjà-vu allo zoccolo duro dei lettori del genere, l'autrice è riuscita a creare una storia interessante e ben scritta, con una buona caratterizzazione dei personaggi e il giusto ritmo. Decisamente consigliato a chi vuole staccarsi un po' dal fantasy più "commerciale".

 


Recensione di Laura Costantini su Goodreads

Laura Costantini

Ho finito ora di leggere La stagione del ritorno. Ho pianto, ho tremato, ho odiato, ho sofferto come non mi capitava da anni. Inizialmente l'evidente ispirazione tolkeniana mi ha infastidito. Quasi una lesa maestà. Poi ho cominciato a dipanare la matassa tra nomi di ascendenza elfica, toponimi di ascendenza greca, lingue perdute dai suoni ora latini, ora anglofoni. Una messe di personaggi, un intrecciarsi di vicende umane e di battaglie. Una sapienza di scrittura alta, altissima. Poesia nel ritrarre i paesaggi e le emozioni. Descrizioni bellissime, visibili come arazzi antichi agli occhi del lettore. La storia mi ha avviluppato e con essa la bravura di chi ha saputo mostrare l'orrore dell'animo umano, del lato oscuro, dell'odio, della guerra. Una guerra mostrata da tutti i punti di vista, senza mai permettere al lettore di schierarsi, costringendolo alla pietà per le vittime e per i carnefici. Perché spesso tali ruoli sono intercambiabili sotto lo sguardo freddo del signore del male. Wolmor come Sauron, la montagna forata come il Monte Fato. Ma il gioiello da portare in cima non è malvagio, stavolta. E la missione non fila liscia come per Frodo. Meravigliosa la figura di Efairon, capitano di Wolmor, sua vittima e sua sconfitta. Un libro grande, per numero di pagine, che diventa un grande libro, per valore, lasciando emozioni.
Grazie

Recensione di Sabrina Glorioso su Mangialibri

La stagione del ritorno

 

 
La stagione del ritorno
Autore: 
Genere: 
Editore: Runa
Articolo di: Sabrina Glorioso
           

È inoltrandosi lungo il Grigiofiume che Bellfil Oròfil si imbatte nel vecchio manoscritto di pergamena: La stagione del ritorno è il suo titolo, e gli episodi narrati appartengono a un tempo lontano che la storia ha sepolto nella memoria dei popoli. Racconta di luoghi dimenticati oltre il Mare di Vetro e di una sanguinosa guerra, quando Liriani e Galeniani hanno combattuto gli uni contro gli altri. Sotto l’oscura influenza di Wòrmor - la gelida ombra al servizio di Hauros, signore del male - due eserciti sono in lotta e non si danno tregua, un re giusto è stato spodestato e un uomo retto sembra perduto per sempre. Tocca a Glirien capitano liriano, assolvere a una dura missione e riportare la luce sulle terre d’oriente, lui guidato dal mago Wisenard e accompagnato da un discendente di re, ha nelle sue vene il sangue degli Elfi. Glirien è un Oròfil, ma forse neppure questo basterà a risvegliare il potere di Selènit e sconfiggere l’ombra…

Terre lontane, impavidi eroi pronti a sacrificarsi per il bene comune, magia di luce e d’ombra in uno scontro leggendario. Un “high fantasy” in piena regola, popolato d’uomini dal cuore nero, mostruosi Hurk che divorano carne umana e in mezzo uno sparuto gruppo di giovani che combatte il male più assoluto con la forza della speranza. È per salvare l’amico Efi che Glirien inizia il suo viaggio attraverso il dolore e la morte, Efi costretto a servire Wòrmor, combattuto tra nobili sentimenti e istinti efferati. La notte si fa sempre più scura ma finché Sèlenit, dono degli Elfi, esiste, c’è ancora luce. Come non pensare a Tolkien e alle peripezie vissute da Frodo nella Terra di Mezzo? Trama e assonanze (Sauron/Hauros) ce lo ricordano in più occasioni, del resto è la Di Bartolo ha rivelare il debito nei confronti del maestro britannico, lei che affascinata da Il Signore degli Anelli - letto un’estate di molti anni fa -, ha intrapreso dal 2008 il cammino nella narrativa fantastica. La stagione del ritorno è il suo primo romanzo, ci si mette un po’ ad affezionarsi ai suoi personaggi ma poi si viaggia al loro fianco e si spera nel lieto fine trattenendo il fiato. Una scrittura di spessore, capace di dare sostanza alla materia fantastica, non adatta al lettore frettoloso in cerca di batticuore e prodigiose magie, ma piuttosto a quello paziente, amante di epici racconti difficili da dimenticare.

Recensione di Magda su Inchiostro e Pensieri

La Stagione del Ritorno

 
Denia (Spagna), 29 giugno 2016
Tempo: leggermente nuvoloso
Temperatura: 24°
Lettura di bordo: La stagione del ritorno
Autrice: Angela Di Bartolo
Casa Editrice: Runa Editrice
Giudizio: da non perdere assolutamente!
 
                                                                                                                                                      
Caro diario,
quante frasi e aneddoti mi tornano alla mente con queste due semplici parole! Tutti ricordi di vita vissuta, di realtà. Ma oggi non sono qui per farmi prendere dalla nostalgia dei ricordi. Sono qui perché ho bisogno di raccontarti del bellissimo viaggio fatto grazie alla fantasia di una brava scrittrice.

Hai capito bene! Ho deciso di riallacciare i rapporti con te per condividere le mie letture. E voglio iniziare con La Stagione del Ritorno di Angela Di Bartolo.
Si tratta senza dubbio del romanzo di una vita, curato e amato nei minimi particolari, non soltanto usando un ottimo italiano ricco di vocaboli e belle frasi, ma dimostrando una splendida fantasia e regalandoci passaggi di straordinario fascino; la sua abilità nel presentare i personaggi e le situazioni è degna del suo amato Tolkien, ma anche di Ende.
Uomini e donne sconvolti da complessi sentimenti percorrono sentieri fisici, ma anche intimi di crescita e superazione, in un mondo cangiante a volte feroce; i conflitti e gli eventi si susseguono con una forza espressiva sempre più incalzante, che avvince il lettore fino al punto di non riuscire a smettere di leggere. L’autrice si cimenta anche con grazia e successo in poesia, con alcuni versi di sublime armonia. È senz’altro un’opera all’altezza dei migliori racconti di Fantasy, da non perdere assolutamente.
Per oggi è tutto, a presto!
Marga
 
CONTATTA L'AUTORE : Angela Di Bartolo
 
DOVE ACQUISTARE : La Stagione del Ritorno

Recensione di Daniela su Chili di Libri

La stagione del ritorno, di Angela Di Bartolo

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La stagione del ritorno

di Angela Di Bartolo

Runa Editrice

Quarta di copertina (dal sito dell’editore)

Nelle Terre d’Oriente si verificano strani delitti. Savìla e Lirian se ne addossano a vicenda la colpa. Diffidenza e sospetto si spargono come un veleno, dopo secoli di pace si torna a parlare di guerra. Pochi sanno che è un altro, il nemico: un’ombra maligna che penetra le menti degli uomini, che fa leva sul loro orgoglio per asservirli, per spingere i popoli a uno scontro totale.
E la guerra esploderà, feroce fino alla barbarie, coinvolgendo tutte le Terre d’Oriente. L’unica speranza è un fiore d’argento, un talismano che solo un uomo potrà ritrovare.
Sarà un cammino sull’orlo dell’abisso, un arduo viaggio per luoghi remoti ma anche all’interno di sé, a confronto coi propri demoni in una lotta dall’esito mai scontato.
La Stagione del Ritorno è la storia di una discesa all’inferno e di una faticosa risalita, in un difficile percorso di maturazione di individui e popoli verso un nuovo equilibrio.
 
Universo fantastico e realistico insieme, quello de “La Stagione del Ritorno” è un mondo dai tratti rinascimentali e mediterranei dove re e contadini, servitori e maghi si muovono tra intrighi di corte e incantesimi, creature del male e battaglie, eroismo e tradimento.
Una storia a più voci narrata con una sensibilità moderna, attenta alle dinamiche interiori e interpersonali, agli interrogativi etici, ai conflitti, ai simboli.
Un fantasy non convenzionale rivolto a lettori che amino immergersi in mondi complessi, lettori in cerca non solo di evasione, ma anche di stimoli di riflessione sui grandi temi dell’esistenza umana.

 

Recensione

Non la vedi tu, Kentos, l’Ombra che pesa su di noi, non la senti dentro di te, nel tuo cuore, nella tua mente, che ti opprime, che ti rode, che ti toglie la pace?

In questo libro ci sono tutti gli ingredienti dei fantasy classici: l’eterna lotta tra il Bene e il Male, ragazzi chiamati a salvare il mondo, una forte amicizia messa a dura prova, complotti, re buoni e altri meno, sacrificio e un Mago misterioso che ha un’età indefinibile e che conosce moltissime cose, ma non tutto. Può aiutare i protagonisti, ma solo fino a un certo punto.

L’autrice lo dichiara apertamente di dovere molto a Tolkien, e direi anche ad altri autori, il che, in questo caso è un bene, perché dimostra di aver letto e fatti propri alcuni grandi classici della letteratura, raccontando però una storia sua, molto bella, ben scritta e raccontata.

Anche il prologo, un libro ritrovato che narra vicende lontane…

La storia principale si compone di più storie che s’intrecciano, e al suo interno ve ne sono altre, come quella di Janis, che mi è piaciuta particolarmente. C’è un re buono, combattuto tra il bene del proprio paese e salvare la vita a un innocente. La sua scelta avrà ripercussioni ben più grandi di quello che sposa immaginare. C’è un po’ di magia, ma non troppa, quel che basta che creare un’atmosfera magica e misteriosa, senza abusarne.

La Di Bartolo scrive in una prosa semplice, ma ricercata e adatta al contesto, il che non è facile ed è sinceramente difficile da ritrovare in questo genere di libri. Riesce a descrivere le atmosfere con poche parole, e il romanzo, ricco di dialoghi e azione, tiene il lettore attaccato alle pagine, nonostante la lunghezza, con la voglia di scoprire che cosa succederà ai protagonisti. Riusciranno veramente a sconfigger il Male? E a coronare i loro sogni? E la loro amicizia, resisterà alle prove o soccomberà?

Questo libro mi è piaciuto molto, l’ho divorato nonostante la lunghezza e ne sono rimasta piacevolmente stupita. L’autrice è riuscita a dosare bene gli elementi, senza strafare, mantenendo il ritmo e l’attenzione di chi legge. Ho apprezzato molto quelle poche digressioni, alcune figure più di altre (il re buono, il ragazzo buono che deve lottare col Male) e credo che con onestà abbia saputo attingere ai grandi della letteratura, non solo di questo genere, senza la pretesa di raccontare qualcosa di nuovo, il che le ha permesso di raccontare la sua storia, a modo suo.

Una lettura molto piacevole.

Daniela

 


Recensione di Annie su Italians do it better

Recensione: "LA STAGIONE DEL RITORNO" di Angela Di Bartolo

 
Titolo: La stagione del ritorno
Autore: Angela Di Bartolo
Editore: Runa Editrice
Pagine: 700
Prezzo: € 19,90 (cartaceo) € 5,99 (ebook)

TRAMA
Nelle Terre d'Oriente si verificano strani delitti. Diffidenza e sospetto si spargono come un veleno, dopo secoli di pace si torna a parlare di guerra. Pochi sanno che è un altro, il nemico: un'ombra maligna che penetra le menti degli uomini, che fa leva sul loro orgoglio per asservirli, per spingere i popoli a uno scontro totale. E la guerra esploderà, feroce fino alla barbarie, coinvolgendo tutte le Terre d'Oriente. Sarà un cammino sull'orlo dell'abisso, un arduo viaggio per luoghi remoti ma anche all'interno di sé, a confronto coi propri demoni in una lotta dall'esito mai scontato. È la storia di una discesa all'inferno e di una faticosa risalita, in un difficile percorso di maturazione di individui e popoli verso un nuovo equilibrio. Universo fantastico e realistico insieme, in un mondo dai tratti rinascimentali e mediterranei dove re e contadini, servitori e maghi si muovono tra intrighi di corte e incantesimi, creature del male e battaglie, eroismo e tradimento. Un fantasy non convenzionale rivolto a lettori che amino immergersi in mondi complessi, lettori in cerca non solo di evasione, ma anche di stimoli di riflessione sui grandi temi dell'esistenza umana.
 
LA MIA OPINIONE
 
La stagione del ritorno è un romanzo che mi ha incuriosita sin da quando ne ho letto la trama. Sapevo che avrei voluto leggerlo e che in qualche modo fosse un romanzo per me, pur non essendo una grandissima appassionata di fantasy di stampo classico.
 
Ad affascinarmi da subito è stata la premessa del romanzo, che ci viene presentato da Bellfil Oròfil, un viaggiatore, come traduzione di un manoscritto in lingua Esteril, quella delle Terre d'Oriente, da lui ritrovato nel corso di uno dei suoi viaggi.
La storia vera e propria, infatti, è ambientata proprio nelle Terre d'Oriente molti anni prima rispetto al ritrovamento del manoscritto. Le Terre d'Oriente erano state un luogo fiorente per la cultura ed il commercio e la pace, ma, come racconta l'anonimo autore del manoscritto, negli ultimi anni le rivalità tra le città sono cresciute sempre di più, re e reggenti sono arrivati spesso ai ferri corti, accusandosi l'uno con l'altro di attacchi e scorrettezze che portano sempre più scompiglio nelle varie città.
Ma il male che pian piano sta avvolgendo le Terre d'Oriente come un'ombra è un male antico e potente, Wormor, che arriva agli uomini attraverso la natura e li stringe in una morsa d'odio e ostilità. Sullo sfondo delle guerre tra i popoli delle Terre d'Oriente, che in un terribile tutti contro tutti si affrontano senza pietà, soltanto chi ha il cuore puro come Glirien Hairisen, erede di Eliandar, può affrontare il difficile percorso per liberare l'umanità dal male di Wormor, un percorso difficile ed estenuante, quanto inevitabile.
 
Di chiarissima ispirazione tolkeniana, La stagione del ritorno è un romanzo in cui si intrecciano diverse e ricchissime storyline e molti personaggi, tanti tasselli che compongono un puzzle complesso quanto colorato e tridimensionale
La storia ci mette qualche capitolo ad ingranare ed inizialmente è difficile tener conto dei personaggi e dei luoghi, ma poi inizia a scorrere più fluidamente, entrando nel pieno della vicenda.
All'ambientazione e alle sue descrizioni è dedicato grande spazio, così come alla presentazione e allo sviluppo dei personaggi. L'autrice ha saputo costruire un mondo curato sin nei minimi dettagli e sono molto apprezzabili la cura  l'autrice ha usato in questa sua opera prima. 
Sulla scia dell'eterna lotta tra il bene e il male, che si concretizza in questa terribile guerra tra i popoli ,che nutre Wormor e accresce il suo potere, la speranza è racchiusa in Selenit, un antico manufatto elfico che incarna il valore della pace che, alla luce di quanto accade, sembra quasi essere stato dimenticato. 
La guerra, il viaggio, la speranza, l'amore: temi di grande spessore che sono intrecciati con sapienza dall'autrice e che riguardano in qualche modo tutti i personaggi che compaiono sul grande palcoscenico di questa storia.
 
La stagione del ritorno è un romanzo avvincente, mai banale, che si costruisce intorno a luoghi e personaggi molto affascinanti, ma sia per la mole di pagine che per i diversi temi trattati, non lo consiglierei a chi si approccia al genere per la prima volta. I lettori appassionati del genere, invece, troveranno un omaggio a Tolkien ma anche una rivisitazione ben studiata ed appassionata dei temi trattati dal Maestro. 
Un romanzo per chi ha bisogno ancora di storie così, che dietro l'avventura e mondi lontani e immaginari celano temi ed emozioni universali.
 
 

Recensione di Louchobi Books

 La stagione del ritorno - Angela Di Bartolo

 


 

TITOLO La stagione del ritorno
AUTORE Angela di Bartolo
EDIZIONE Runa Editrice
GENERE Fantasy




L'avventura è cominciata qualche tempo fa, quando mi venne voglia di leggere qualcosa di fantasy ma speravo con le dita incrociate di trovare qualcosa di nuovo, di appassionante, di interessante e coinvolgente.
Delusissimo da diverse battute di caccia in giro per librerie ho incontrato "La stagione del ritorno" grazie a Goodreads ed alla sua autrice.
Scettico per partito preso ho scelto di buttarmi in questa avventura e posso dire di aver trovato quello che cercavo.

La prima impressione è che, considerata la dimensione del testo, sarebbe stato pesante o ridondante in alcuni punti o che fosse tirato dall'editore per arrivare a così tante pagine.
Mi sono ricreduto praticamente subito: lo stile è molto fluido, il ritmo quasi serrato e gli eventi che si susseguono sono cadenzati da un ritmo regolare e rapido. Molti e forse troppi dialoghi splendidamente caratterizzati cosi come tutti i (tanti) personaggi. Spesso parte dell'azione che è concomitante al dialogo è anche un pò troppo rapida e stringata in favore di un dialogo più interessante.
Il linguaggio è naturale, a tratti aulico, e piacevole, quasi poetico.

Ho adorato il mix di ingredienti più classici di ogni fantasy con avventura, politica e magia che mi ha stupito, appassionato e tenuto con gli occhi incollati fino all'ultima pagina.
L'unico difetto è stato mio, nel senso che ho avuto difficoltà qui e là a seguire la storia forse proprio a causa del ritmo della narrazione quando "salta" da una situazione all'altra.
E' un libro molto bello e appassionante che sarebbe stato bene anche in una serie di più volumi.

Ciò che più affascina di questa opera è la magia che l'autrice plasma per trasportare il lettore in un mondo alternativo, completo e realistico che lascia decollare via la mente nel suo mondo speciale.


Angela Di Bartolo ci racconta che è bolognese, laureata in scienze politiche, lavora come assistente sociale. Ama la natura, l’archeologia e la storia, in particolare quella romana. Legge di tutto, predilige il fantastico e il romanzo storico ma spazia fra diversi generi ed epoche, dai classici latini ai contemporanei.
Ha finora pubblicato tre libri, tutti con Runa Editrice:
- Per altri sentieri (2014), raccolta di racconti brevi di genere fantastico,
- Nero (2014), romanzo breve per ragazzi, illustrato da Gianmaria Bozzolan,
- La stagione del ritorno (2015), romanzo fantasy epico.
Personalmente posso solo dire che è una persona meravigliosa per quello che ho visto di lei, sognatrice, amante del suo impegno nella scrittura.
Una di quelle persone che ha il dono di creare mondi con la tua mente e riportarceli su carta, dove il lettore viene trasportato letteralmente in quel mondo tutto suo nel quale ti è stato permesso dare uno sguardo, immergerti e farne parte.

 

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