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Tra le Righe

 
   

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FantaMagica

   

   

   

   

Excalibur - La Spada di Macsen

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Romanzo storico/mitologico
Dopo "L'Aquila e la Spada" il sogno di Macsen continua.
Autore: Alvaro Gradella
ISBN: 9788897674436
N.pag.: 288
Rilegatura: Brossura con alette
Formato: 15x21
Immagini: Mappe
Genere: Storico/Mitologico
Prefazione Raffaela Betiol e Adolfo Morganti
Illustratore Copertina di Raffaele Caruso

Prezzo di copertina 14,90 €
Sconto 3,72 €
Prezzo scontato 11,18 €


Descrizione

 

Dopo "L'Aquila e la Spada" il sogno di Macsen continua.


Chi fu il Comes Britanniarum Magno Clemente Massimo, protagonista di questo romanzo e del precedente “L’Aquila e la Spada”? Egli fu l’ultimo Governatore romano delle Britannie e ‘usurpatore’ temutissimo nel tardo Impero. Ma, soprattutto, fu una figura essenziale per la nascita dell’epopea di Re Artù e della sua spada Excalibur… anche se pochi – fra noi discendenti dei Romani – lo sanno!
I bardi di Britannia ne cantarono per secoli le gesta nella ballata “Breuddwyd Macsen Wledig” (Il sogno del Duca Massimo), contenuta poi nell’antica raccolta “Mabinogion”, unica traccia scritta delle leggende britanno-celte.
La sua spada, la Spada di Macsen, è stata favoleggiata come l’arma che sarebbe stata tratta dalla roccia, e chiamata Excalibur.
Goffredo di Monmouth, storiografo gallese del XII Secolo, nella sua fondamentale “Historia Regum Britanniae” – fonte primaria di tutta la ‘Materia di Bretagna’ e del ‘ciclo arturiano’ – fa addirittura affermare ad Artù che Magno Massimo era suo “parente stretto”.
Ed è in questo romanzo, come in “L’Aquila e la Spada”, che questa figura viene, come mai prima, svelata e messa in luce.
In un intreccio fra Storia scritta, Leggenda tramandata e Fantasia, fra visioni e incantesimi, battaglie e gesta eroiche, intrighi e tradimenti, Magno Massimo si confronterà con altri ‘giganti’ della sua epoca appartenenti alla Storia (l’Imperatore Teodosio il Grande, il Vescovo di Mediolanum Ambrogio, il retore Agostino, il monaco Martino…) e al Mito (il druido Taliesin, il principe britanno Cynan Meriadoc…)
Insomma, per la prima volta, questo romanzo narra di un retaggio finora misconosciuto dei quattro secoli di dominazione romana in Britannia: quel retaggio da cui – grazie a Magno Massimo – sarebbe nata, quasi un secolo dopo, la memorabile leggenda di Re Artù e di Excalibur.

 

Il romanzo “EXCALIBUR – LA SPADA DI MACSEN” – così come “L’Aquila e la Spada” di cui quest’opera è il seguito – trae origine dal racconto “La Terza Aquila”, anch’esso scritto da Alvaro Gradella e pubblicato nella raccolta “È sempre tempo di eroi”, edita nel 1998 da “Il Cerchio-Iniziative Editoriali”.

Il personaggio principale, il generale romano Magno Clemente Massimo, è una figura realmente esistita, come lo sono la maggior parte dei contemporanei che leggiamo fargli da contorno: gli Imperatori Flavio Graziano, Teodosio il Grande e Giustina, il Vescovo Ambrogio, il retore Agostino e il monaco Martino (futuri Santi della Chiesa Cattolica), e così via. Nella narrazione, quindi, lo vedremo muoversi e agire in un contesto del tutto congruo al proprio tempo (la fine del IV Secolo d.C.) e – in buona parte – nel rispetto di quanto gli storici ci riportano di lui, nonché della situazione politica, militare e dinastica negli Imperi Romani d’Occidente e d’Oriente.

Magno Massimo (Macsen Wledig, così chiamato dai Britanni) non sfuggì a una spietata damnatio memoriae, ma “EXCALIBUR – LA SPADA DI MACSEN” restituisce voce e gloria – come mai prima – a questo straordinario protagonista della storia di Roma e della Britannia.

 

Prefazione di Raffaella Bettiol

Con mano elegante e sicura nel suo secondo romanzo, Excalibur/ La spada di Macsen (Runa Editrice 2014 Padova), Alvaro Gradella narra le vicende finali della parabola politico-militare ed umana di Magno Clemente Massimo, ultimo governatore della Britannia.
Il racconto dell’eroe romano, condannato alla damnatio memoriae dalla storiografia ufficiale,quale usurpatore, ma entrato a far parte della mitologia gallese con il nome di Macsen Wledig, si colloca in un periodo, durato circa un decennio, che vede, dopo la disfatta di Adrianopoli del 378 d.C., l’accentuarsi della crisi dell’Impero romano, una crisi che traeva origine da molteplici motivi sia di ordine politico, sociale, economico, sia militare e non ultimo religioso. Fu, infatti, l’insieme di queste cause disgreganti a facilitare le invasioni delle popolazioni barbariche.
Leggenda e storia confliggono apertamente nei riguardi delle vicende e della personalità di questa figura di condottiero romano, ma, come già ricorda Alvaro Gradella nel sottotitolo del suo primo libro L’Aquila e la Spada: “La storia è scritta dai vincitori, la leggenda dagli sconfitti”. Per l’autore, infatti, Magno Clemente impersonifica le virtù e i valori più alti della romanità, entrati decisamente in declino nel IV secolo dopo Cristo.
Se nel primo romanzo predomina, nonostante pagine altamente drammatiche, una costante luminosità, accesa dai bagliori del magismo proprio della cultura dei celti, popolata di riti magici, di druidi e di fate, e dall’amore della principessa Elain, inExcalibur ,invece, sono il dramma e la solitudine di un uomo tradito, il quale ha perso tutto ciò che amava, a segnare il racconto.
La scrittura è tesa ed asciutta, molto spesso i luoghi descritti sono pervasi da una foschia latente. Manca in questo romanzo lo sguardo incantato innanzi alla natura, ma c’è forse una più accentuata e minuziosa descrizione architettonica delle città e delle fortificazioni romane; sappiamo che in quel periodo gli architetti divennero i professionisti più ricercati e i personaggi più importanti. Nei consigli comunali dei vari centri urbani grandi o piccoli, l’assessorato all’edilizia era la carica più importante, perché disponeva di maggiori risorse. L’autore, inoltre, si sofferma a lungo sulla descrizione dei luoghi e sulle vicende in essi accadute, aprendo, talvolta, ampie digressioni storiche, quasi dei flashback.
Il mondo magico quasi scompare in Excalibur, anche se è sempre vicina al nostro eroe la figura del druido Taliesin, al quale Clemente Massimo affiderà la famosa spada, chiamata Excalibur, forgiata per lui dal Dio del ferro e del fuoco, che diverrà la vera protagonista dei celebri cicli arturiani. Ciò che colpisce maggiormente il lettore in questo romanzo è l’abilità con cui Gradella sa accostare realtà a fantasia. L’ambientazione storica è, infatti, precisa e testimonia, ancora una volta, la passione dell’autore per lo studio della romanità.
Il racconto ha inizio a Milano, che, assieme ad Aquileia, alla fine del IV secolo d.C., è la città che riveste maggior importanza in Italia. Qui, infatti, Giustina e l’imperatore Graziano avevano spostato la corte imperiale. Lo stile chiaro e limpido della narrazione rende estremamente vividi i personaggi con cui il nostro protagonista si dovrà confrontare: sono “i grandi” della sua epoca, si pensi soltanto al Vescovo Ambrogio e a Sant’ Agostino.
Un argomento più volte ripreso da Alvaro Gradella riguarda la questione religiosa: il cristianesimo con la sua dottrina ed anche la sua intransigenza avrebbe, secondo l’autore, minato i valori fondanti l’Impero di Roma. Al monaco Martino, il quale si vantava d’aver distrutto “ogni covo di idolatri”, così l’autore fa rispondere Magno Clemente :«Oh, certo! Roma ha ucciso, ha schiavizzato. Ha distrutto, ma dove altre armate conquistatrici erano passate come orme di cavallette, devastando e massacrando, per poi ritirarsi depredando ogni cosa e lasciando il buio della carestia e della devastazione, Roma ha portato invece un po' della sua luce e della sua civiltà...E lasciava ai popoli sottomessi la libertà di continuare i suoi culti e le tradizioni dei suoi antenati.”
Gli imperatori Graziano e Teodosio in quel periodo si erano fatti paladini del cristianesimo, bandendo ogni altro culto, ma questo aveva inasprito, ci ricorda Gradella, gli animi di molti legionari ancora legati al mito di Mitra. Si veniva in tal modo a negare uno dei principi fondamentali della romanità, la pax deorum . Nell’ambito del Cristianesimo, inoltre, si erano verificate infinite divisioni e dispute teologiche, tali da aggravare la già accentuata decadenza di un sistema; si ricordino le lotte tra l’arianesimo ed il cattolicesimo. Sant’Ambrogio si schiererà più volte contro Giustina ed il figlio Valentiniano II, i quali avevano in un primo tempo abbracciato la dottrina cristologica del monaco Ario.
Splendide scenograficamente sono le descrizioni delle battaglie e della corsa degli aurighi, con cui si apre il romanzo: l’autore si sofferma con grande precisione e capacità espressionistica su tali avvenimenti. Di sovente inoltre egli utilizza termini latini per descrivere armamenti, cariche ufficiali; Gradella sa bene che non tutti i termini troverebbero un’esatta traduzione in italiano.
Lo sguardo di Magno Clemente Massimo non è più quello che, talvolta, ci appariva sorridente ed orgoglioso ne L’aquila e la spada; spesso ora i suoi occhi neri appaiono annebbiati dal dolore, velati di struggente malinconia. Il nostro eroe sa che forse è quasi giunto alla fine del suo lungo viaggio.
Un’indiscutibile continuità ideologica e di ispirazione vivifica i due libri di Alvaro Gradella, narranti le vicende di questo straordinario condottiero romano condannato alla damnatio memoriae, perché entrambi non solo celebrano la grandezza di Roma e quanto di questa sia rimasto in eredità al mondo epico e fatato della Britannia, ma evidenziano, oltre alla creatività, la profonda cultura e sensibilità storica dell’autore.

Raffaella Bettiol
 Presidente Società Dante Alighieri
Comitato di Padova

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Premi letterari:

Il Premio Letterario Giuseppe Morselli IX° edizione 2016 per la narrativa è stato assegnato ad Alvaro Gradella per i suoi romanzi storico/mitologici L'Aquila e la Spada e il seguito Excalibur – La Spada di Macsen, con la seguente motivazione:

“Narrazione tra storia e fantasia, intensa di emozioni, che non cade nella superficialità del racconto, ma è frutto di attenta ricerca che coinvolge e trasporta il lettore...”

Recensioni e Stampa:

Recensione della Professoressa Raffaela Bettiol, Presidente Società Dante Alighieri Padova, sul prestigioso literary.it

Recensioni su Amazon

Anche questa volta la penna dell’autore non tradisce le attese e miscela con sapienza ed arguzia storia&mito, saggio&romanzo, realtà&fantasia …
Gradevole sequel de “L’aquila e la spada” ove si conclude la storia del generale Massimo Clemente Massimo e nasce il mito di … …
Leggendo attenta...mente il capitolo finale del libro capirete a cosa mi stia riferendo; a mio personalissimo parere uno dei “più belli” capitoli finali di un libro

Gli Sbilf del Friuli Venezia Giulia

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